Riduzione dei rifiuti e compostaggio domestico

Lo stato dell’arte

Il compostaggio domestico consiste nella trasformazione in compost di una certa quantità di sostanza organica, costituita sia dalla frazione umida, che dalla frazione verde. Il processo si svolge interamente presso l’utente, di solito nel giardino di casa, evitando così di produrre rifiuti, che sarebbero da raccogliere, trasportare e trattare a spese del servizio pubblico.2Il compostaggio domestico ha cominciato a diffondersi in Italia nel corso degli anni ’90 ed è stato promosso in molti comuni, soprattutto al Nord, con varie iniziative: corsi, diffusione nelle scuole, distribuzione gratuita di compostiere e sconti sulla tassa/tariffa del servizio rifiuti. In mancanza di dati omogenei sull’intero territorio nazionale, possono risultare indicativi i dati raccolti da ARPAE per l’Emilia-Romagna, dove su una popolazione complessiva di circa 4.460.000 abitanti, nel 2014 84.112 utenti risultavano praticare il compostaggio domestico: una media di 1 compostiera ogni 53 abitanti, con un massimo nel comune di Neviano (una compostiera ogni 4 abitanti) ed un minimo nel Comune di Bologna (una compostiera ogni 1.609 abitanti) (dati ARPAE). Negli ultimi dieci anni non si registrano iniziative particolarmente significative a favore del compostaggio domestico.

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Gli ostacoli ad un incremento dell’autocompostaggio

Se è vero che la pratica del compostaggio continua a contribuire positivamente alla quantità di rifiuto organico che è necessario raccogliere e trattare, d’altra parte si assiste ad una crescente richiesta di servizi per la raccolta della frazione organica, in particolare dei rifiuti verdi, soprattutto a seguito dell’introduzione di sistemi di raccolta domiciliare del residuo, che con l’eliminazione dei cassonetti stradali per l’indifferenziato, riduce in modo drastico la possibilità di disfarsi in modo improprio dei rifiuti vegetali.

I motivi che ostacolano un aumento dei quantitativi destinati al compostaggio domestico sono molteplici: disponibilità dei cassonetti verdi stradali o di sistemi di raccolta domiciliare, scarsa informazione e coinvolgimento degli utenti, scarso controllo delle utenze che beneficiano dello sconto sulla tassa/tariffa, mancanza di attrezzature idonee (biotrituratore, vagliatore, rivoltatore, ecc.), troppo costose per il singolo utente.

La normativa

In quanto attività di prevenzione dei rifiuti, il compostaggio domestico è prioritario secondo la gerarchia dei rifiuti stabilita dall’art. 4 della Dir. 2008/98/CE.3A livello nazionale recentemente sono state introdotte nuove norme sul compostaggio. Il Collegato Ambientale alla finanziaria 2016 (Legge 28 dic 2015 n. 221) con l’art. 37 stabilisce di applicare una riduzione della tariffa dovuta per la gestione dei rifiuti urbani alle utenze domestiche che effettuano compostaggio aerobico individuale per i propri rifiuti organici da cucina, sfalci e potature da giardino. L’art. 38 dello stesso Collegato Ambientale prevede che le regioni ed i comuni, nell’ambito delle rispettive competenze, incentivino le pratiche di compostaggio di rifiuti organici effettuate sul luogo stesso di produzione, come l’autocompostaggio e il compostaggio di comunità. La Legge 28 lug 2016 n. 154 all’art. 41 stabilisce che sfalci e potature di parchi pubblici e privati non sono più considerati rifiuti, se “destinati alle normali pratiche agricole e zootecniche o utilizzati in agricoltura, nella silvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa, anche al di fuori del luogo di produzione ovvero con cessione a terzi, mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente ne’ mettono in pericolo la salute umana.”

In Emilia-Romagna la LR 5 ott 2015 n. 16 stabilisce che: 1. al fine di ridurre il più possibile la produzione di rifiuti organici e gli impatti sull’ambiente derivanti dalla gestione degli stessi, la Regione promuove il compostaggio domestico e di comunità (art. 3), 2. i comuni incentivano il compostaggio domestico e di comunità a partire dalle utenze site in zone agricole o in case sparse (art. 3), 3. è istituito presso Atersir il Fondo d’ambito di incentivazione alla prevenzione e riduzione dei rifiuti, destinato anche a finanziare progetti comunali di riduzione della produzione di rifiuti (art.4).

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